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Sul BiFF 2014

“Ecco di nuovo la storia è la stessa, ok” canta(va)no i Marlene Kuntz e, per quanto mi possano piacere, a questa frase non ho mai creduto.

Ogni volta è come fosse la prima volta. Sembrerà banale, scontato, ma è così. Non esistono giornate identiche, fotocopie dei sentimenti, più probabile il gioco delle 15 differenze.

Cosa c’entri questa introduzione con la seconda edizione di un festival del cinema e del cortometraggio è semplice, pensi di sapere già come si fa ma, fortunatamente, ci sono imprevisti che ti fanno ricominciare tutto da capo.

Quando sai già come fare, quello che succederà, perdi l’entusiasmo, perdi un po’ di quella (chiamiamola) incoscienza nell’affrontare le situazioni, incoscienza che non significa superficialità ma assumersi i rischi, provare a fare sinceramente le cose, senza secondi fini, se non quello di fare un buon lavoro, per tutti.

Tutto questo per dire che, la seconda edizione del BiFF, si è rivelata ancora più sorprendente della prima. A partire dai 265 cortometraggi arrivati, da tutta Italia e da vari paesi del mondo (Francia, Spagna, Stati Uniti e Svizzera). Opere che spaziano dalla commedia al dramma, dal documentario all’animazione, dal thriller al musical.

Vedere arrivare, giorno dopo giorno, video su video, è emozionante, non sai mai quello che stai per guardare, non sai mai quale sentimento potresti vivere, diventi tutt’uno con la curiosità, fino a che non ti ritrovi a piangere, a ridere, a pensare, a tapparti gli occhi, a rivivere certe sensazioni, ti senti un “privilegiato” ad avere tutte quelle storie perché, in fondo, le storie degli altri potrebbero essere le tue.

Arrivare a 24 cortometraggi in concorso dai 265 arrivati non è stato semplice come potrebbe sembrare ma una scelta va fatta. Se non altro per una questione di tempo. Non è facile escludere un corto piuttosto che un altro, è un corto che non farai vedere ad altre persone, persone a cui sarebbe potuto piacere ma, pian piano, una sensazione diventa sempre più reale, ti accorgi che quella lista di titoli scritti in un foglio, nonostante le diversità delle storie che raccontano, hanno qualcosa che li unisce: la possibilità. La possibilità di dire, di fare, di essere, di credere ancora, anche in un’altra possibilità. L’occasione sperata, ottenuta, da dare. Perché di occasioni viviamo e di altre occasioni siamo fatti. Ed allora capisci che quelli sono quelli giusti, per quello che vuoi raccontare.

Vorresti fare vedere i cortometraggi a chiunque incontri per strada, sconosciuti compresi, come se sentissi il bisogno di condividere con loro questa sensazione di “potercela fare” a dispetto dei tempi che sembrano impedircelo.

Così, anche se non ti senti mai pronto, non vedi l’ora che arrivino i giorni del festival, tre giorni che racchiudono quasi un anno di lavoro.

Vedere le persone entrare al cinema, i sorrisi che fanno, gli occhi con cui si guardano intorno, ti fa stare bene, perché stanno bene loro e penso che sia per questo che, alla fine, facciamo il BiFF, per chi il BiFF lo viene a vedere. Senza dimenticare che è un concorso che premia più cortometraggi, che è una vetrina per fare vedere nuove opere e presentare nuovi registi, di cui sentiremo riparlare.

Il riscontro positivo del pubblico, degli spettatori presenti in sala, le chiacchierate dopo la visione dei cortometraggi stessi, per non parlare delle chiacchierate dopo mesi dall’evento, le domande sul quando ci sarà la prossima edizione, le curiosità e i complimenti per un corto che avevano visto, dà fiducia anche per tutto il lavoro fatto e la voglia di farlo ancora.

Anche per questo stiamo lavorando alla terza edizione del BiFF, ed aspettiamo cortometraggi che ci emozionino, che ci facciano ridere, piangere, per potere poi far emozionare, ridere e piangere chiunque verrà al cinema, per evadere dalla quotidianità e sognare per un po’, oltre alla possibilità di incontrare i registi dei cortometraggi e personaggi visti fino ad allora solo sul grande schermo o in televisione.

Riuscire a far vivere giornate speciali ad un paese è un regalo, non solo per chi lo abita.

Il giovane Holden, non aveva ragione. Andare al cinema non è tempo perso.

Galleria BiFF2014