Ott25

LA STORIA DELLA PRINCIPESSA KAGUYA di Isao Takahata

Author // Fabio Massimo Basagni Categories // Cinema

LA STORIA DELLA PRINCIPESSA KAGUYA

Sta per finire la prima era del celebre studio di animazione giapponese STUDIO GHIBLI, che, in una crescita costante, ha conquistato il pubblico internazionale e ora si prepara ad affrontare il futuro senza i suoi due storici fondatori.

Con creature e personaggi unici, racconti complessi, poetici e suggestivi -fortemente legati alla cultura animista anche nell'affrontare storie e scenari occidentali- l'opera di Hayao Miyazaki segna un solco profondissimo. L'Oscar del 2003 a La città incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi) è il primo a un film di animazione giapponese. Il premio non solo sdogana l'animazione del Sol Levante nello scenario mondiale, restituendo la dignità e considerazione che aveva solo in patria, ma è anche l'inizio di una nuova fertile produzione dello stesso Miyazaki, che in età più che matura realizza le sue opere migliori forte di una libertà artistica indiscussa. La stessa cosa vale per lo storico co-fondatore dello studio Isao Takahata, già autore di opere come l'acclamatissimo Una tomba per le lucciole e Pom Poko. Takahata condivide con il socio la maturità e la grandezza e conclude la sua carriera con un'opera costosa ed enorme (8 anni di produzione). La storia della principessa Kaguya è un capolavoro, differente dal più biografico e testamentario Si alza il vento (Kaze tachinu) del collega Miyazaki. Con la regia di questi due film si chiudono le carriere da regista dei due autori.

La Storia Della Principessa Kaguya - Locandina

La storia della principessa Kaguya (Kaguya-hime no monogatari) è un film basato su un racconto popolare giapponese del decimo secolo Takeori monogatari. Mentre in Pom Poko (1994) dominano personaggi maschili, qua è protagonista assoluta una bambina/ragazza, come nei film di H. Miyazaki, dove vengono solitamente scelte protagoniste femminili, amate e considerate dal maestro caratterialmente più forti. Kaguya nasce dalla natura, da un tronco di bambù. E' un essere divino? Probabilmente, ma amata come una figlia dalla coppia di tagliabambù che la accoglie. La sua crescita/trasformazione iniziale ha del meraviglioso: Raccolta dai vecchi coniugi come una minuscola bambola la piccola cresce a vista d'occhio sfuggendo dalle mani, diventa bebè e poi bambina. Sono i primi passi nel mondo di una bambina forte e curiosa. Un caleidoscopio di movimenti in grado di commuovere chiunque, anche chi non ha un figlio.

Il tratto della matita è l'elemento distintivo abbinato ad una misurata scelta dei colori, una scelta fiera, che sfida continuamente la bidimensionalità. Qua la foresta, la montagna, il palazzo della principessa, tutto viene esplorato nella sua tridimensionalità sublimando, in due momenti di grande svolta ed estrema evasione, due momenti di fuga della giovane principessa. In particolare il primo momento è avanguardia dell'animazione: non è una scelta di tradizione e nostalgia, a 78 anni Takahata inventa e sperimenta narrativamente e tecnicamente delle soluzioni che aprono scenari. Si predilige la dimensione del sogno, della corsa, del volo, della fuga, per rivelare la natura divina della principessa. Durante il resto del film, fermo restando il fascino soprannaturale e qualche talento innato, Kaguya non fa altro che affermare continuamente la sua umanità e un amore infinito verso il genere umano. La ragazza , per quando divina, è vincolata al futuro di principessa, anch'esso più che mai umanizzato, perché è una vita regale ma ineluttabile come quella di ogni essere umano, segnata dallo scorrere dei giorni e dalla malinconica impossibilità di poter tornare indietro nel tempo e/o di fare tutto quello che vogliamo. La protagonista è frustrata per la naturale perdita dell'infanzia, di quel luogo e quel tempo in cui tutti vorremmo trovare rifugio.

Incompresa - Locandina

Kaguya raggiunge quindi la maturità con la consapevolezza della sua natura (divina) e del suo futuro, ulteriore evidente similitudine con la condizione umana e con l'uomo, il quale si differenzia dagli altri essere viventi per la consapevolezza della propria morte. Il finale è straziante. Takahata si concentra, infatti, sugli aspetti più complessi e, senza tanta magia o suggestione visiva, racconta un autentico e commovente percorso di vita umana portando alla luce sentimenti universali. Proiettato al Cannes 2014 (Quinzaine), il film ha fatto pianger non pochi in sala.

La principessa di Isao Takahata (La principessa splendente è il titolo italiano con cui verrà distribuito nei cinema il 3-4-5 novembre 2014 e presentato in anteprima al Lucca Comics da Lucky Red) non ha niente di divino, è un opera sui sentimenti degli uomini di fronte alla vita ed è forse il miglior film dell'autore e/o dei primi 30 anni dello Studio Ghibli.

Incompresa - Locandina

*foto gentilmente concesse da Lucky Red

La nostra recensione è anche nel primo numero del magazine di MaSeDomani con tanti altri articoli e approfondimenti.

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Fabio Massimo Basagni

Fabio Massimo Basagni

Cinefilo nato e residente a Bibbiena.

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