Giu20

INCOMPRESA di Asia Argento “Ho girato questo film per non sentirmi più incompresa”

Author // Anna Cambi Categories // Cinema

INCOMPRESA di Asia Argento

Incompresa, terzo lungometraggio da regista di Asia Argento, è la storia di Aria (Giulia Salerno), una ragazzina di nove anni schiacciata dal peso di una famiglia fatta di sorellastre impotenti (Donatina, interpretata dalla figlia della Argento, Anna Lou Castoldi) o crudeli (la barbie con qualche chilo di troppo Lucrezia/Carolina Poccioni) e genitori narcisi, ossessionati dalle proprie carriere: musicista tossicomane e piena di amanti lei (una Charlotte Gainsbourg che a tratti ricorda la Daria Nicolodi di Profondo Rosso), attorucolo bello e famoso ma mediocre lui (Gabriel Garko), schiavo di rituali anti-sfiga e in eterna attesa di un ruolo in un film d'autore.

Incompresa - Locandina

“Non è un film autobiografico. Non sono la psicoterapeuta di me stessa” ha dichiarato Asia Argento durante l'incontro con la stampa italiana a Cannes, dove ha presentato il film nella sezione 'Un Certain Regard'. Eppure di autobiografico c'è tanto in questa pellicola, che sequenza dopo sequenza ci precipita in un mosaico cui gran parte delle tessere sembrano provenire direttamente dal passato della regista, da quel vissuto (romanzato o autentico che sia) della Asia bambina che emerge dalle pagine di I love you kirk (il libro-diario della Argento, edito nel 1999 da Frassinelli). Il nome della protagonista innanzitutto, Aria, primo nome della regista (al secolo Aria Asia Maria Vittoria Rossa Argento), che durante i titoli di testa vediamo, non a caso, scritto da mani infantili proprio sulle pagine di un diario di bambina, collage di ritagli, pensieri ed emozioni che di lì a poco prenderanno vita davanti ai nostri occhi. Del I love you Kirk ritroviamo tratti della prima parte, denominata Infanzia: la filastrocca de La capra ferrata ad esempio, sorta di mantra infantile della Argento, che nel film diventa quasi una formula magica da condividere con l'amica del cuore fumando la prima sigaretta; o il nomignolo 'Lapis' (nome usato dalla Argento bambina per rivolgersi al padre Dario) gridato dalla protagonista per attirare l'attenzione del padre, il quale, più tardi, dirà “le penne portano pene”, detto che ritroviamo nel libro fra gli aneddoti familiari della regista.

Una realtà filmica composta anche con i frammenti di un vissuto reale quindi, che vanno a incastrarsi nella sceneggiatura scritta a quattro mani con Barbara Alberti, dando vita ad un mondo 'ad altezza di bambina' fatto di bisogni assoluti e contrasti netti: bianco o nero (come l'inseparabile gatto Dac), euforia o disperazione, sconforto e determinazione, in un percorso di crescita al contrario al grido di “da oggi faccio come cazzo mi pare” costellato di incontri surreali, piccoli tradimenti e grandi delusioni. A distanza di dieci anni da Ingannevole è il cuore più di ogni cosa la Argento porta sullo schermo un'altra storia di infanzia “tradita”, violata dall'egoismo di adulti-bambini urlanti, instabili, dai connotati grotteschi al limite del mostruoso, che costringono i figli a trasformarsi in piccoli adulti tanto coraggiosi quanto incoscienti, e tanto liberi quanto soli.

festival di cannes

“Ho girato questo film per non sentirmi più incompresa” pare abbia dichiarato la regista, esternando così la sua voglia di far emergere il proprio sguardo pop-punk all'interno di quel cinema italiano che da sempre la snobba o la tiene a distanza in quanto “figlia di” (così come la piccola Aria è presa di mira dai compagni di scuola “perché ha il padre famoso”). Un gesto di rivolta, incarnato dalla sequenza in cui Incompreso di Comencini compare su uno schemo tv, emblema di quella tradizione cinematografica italiana che per la prima volta la Argento ha cercato di inglobare in un suo film, a partire dal titolo.

Indimenticabili le parole della piccola Aria sul finale del film: “Se vi ho raccontato tutto questo, non è per fare la vittima, ma perché mi conosciate meglio e magari siate più gentili con me”, parole che non è difficile immaginare prounciate dalla stessa Asia, stanca di essere vista e dipinta come la dark-lady del cinema italiano, la ribelle, la figlia problematica del Re dell'Horror, desiderosa come non mai di far sentire la propria voce e di trovare il proprio posto nel mondo (del cinema).

Breve estratto della presentazione al Festival di Cannes

About the Author

Anna Cambi

Anna Cambi

scrittrice, cinefila.

Commenti (0)

Lascia un commento

Please login to leave a comment. Login opzionale sotto.